Cavagrande

“Gli hai dato potere sull’opera delle sue mani”. Così recita il Salmo 8 che esalta la grandezza di Dio e dell’uomo suo capolavoro al quale ha affidato l’universo.

Che cosa si può ricavare da una steppa dove dalla creazione del mondo non vi crescono che arbusti e cespugli tipici della macchia mediterranea? Dove le rocce, erose dalle intemperie di secoli e secoli di storia, dominano sovrane?

“Nulla!” – viene da rispondere  – “Vai altrove!”.

Ma la caparbietà, la profondità interiore e l’intelligenza straordinaria di mons. Migliorisi hanno smentito ogni certezza al riguardo. Egli, infatti, trovandosi per caso davanti ad un terreno irto e roccioso nell’entroterra ibleo, una balza calcarea che si affaccia sulle pareti scoscese e selvagge di Cava Grande del Cassibile, ne rimane affascinato. Vi porta terra e alberi, man mano vi costruisce una semplice casa, due steli mariane, tre altari in pietra, una cappella semirupestre e ne fa il posto nel quale “ritirarsi” a contatto con la natura.

La casa di Cava Grande diventa , per lui, non solo un luogo di ritiro, riflessioni e meditazioni, ma uno spazio dove la sua sensibilità, la sua religiosità e i suoi insegnamenti vengono condivisi con “altri” nel modo più naturale, gioioso, profondo ed amichevole. Sin da allora, chiama quel luogo: Eremo di San Giovanni in montana.

Questo luogo naturale di primigenia bellezza, che negli ultimi anni della sua vita egli concepirà come un centro di spiritualità aperto a quanti avvertano il bisogno di ritirarsi per ritrovare se stessi e Dio, ci ricorda l’approdo di ogni ricerca spirituale profonda: la capacità di essere nel mondo ma non del mondo.

Cava Grande, un angolo di terra posto sul ciglio della Cava, è il simbolo per eccellenza di quanto afferma l’autore del Salmo 8. L’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, è capace di fare fiorire il deserto.

Poco più di quarant’anni fa, infatti,  quel pezzo di terra era una steppa, oggi è un piccolo paradiso terrestre, l’oasi verde nel deserto, la metafora di ciò che può e deve fare l’uomo nei confronti del creato che Dio gli ha affidato ed è soprattutto l’espressione dei profondi sentimenti d’amore che Monsignor Migliorisi nutriva verso il Creatore e le cose tutte da Lui create.