A proposito di zia Giovanna

La Scuola, la Chiesa, il Sociale: ma da dove E’ PARTITA, la zia Giovanna?

Come ognuno di noi, è partita da una famiglia di origine, quel trampolino di lancio che man mano che si cresce ci pare a volte impallidire e quasi scomparire.

Anche queste borse di studio, che oggi vengono consegnate  ai due ragazzi che le hanno meritate, parlano in un certo senso di partenza: dopotutto,  le “borse” servono per viaggiare! e queste in particolare confermano un buon cammino già avviato, auspicano e promuovono una buona continuazione, negli studi e per il mondo.

Dunque, ho pensato innanzitutto di portarvi  qualche riflessione sulle partenze, e sul partire, e su alcuni differenti modi in cui lo si può fare, così come li ho appresi in famiglia.

Mio padre Corrado era l’ unico fratello di Giovanna, ed io la più vecchia dei quattro suoi nipoti. “Giovannella” e “Corrado mio”, come rispettivamente si chiamavano questi due fratelli che avevano – oltre che pochissima differenza d’età – un legame tenero e strettissimo, in verità hanno abitato molto lontani per la maggior parte della loro lunga vita.

A un primo sguardo, e nella concretezza delle vite vissute, Corrado è andato via da qui e Giovanna invece no; ma la mia personale impressione è che il primo dalla Sicilia sia partito senza mai davvero andarsene, e che la seconda,invece, in un certo senso, se ne sia andata via, pur senza muoversi da qui.

Mio padre ha lavorato in Ferrovia, ha cambiato sede di lavoro nonché domicilio per otto volte, in otto città diverse. A qualche protesta di me piccola, disorientata  per l’ennesimo trasferimento, ha risposto pacato “Si va dove c’ è il lavoro”, e mi ha trasmesso la percezione solida che i treni separano e uniscono, allo stesso tempo.

Tuttavia, o forse proprio per questo, un’esistenza familiare così spezzettata tra traslochi ripetuti e città diverse, ha lasciato emergere anno dopo anno, estate dopo estate, UN SOLO LUOGO a cui sempre tornare: ed era qui in Sicilia. Curiosamente dunque  la Sicilia è diventata per me l’ancoraggio sicuro; e mi sono accorta col tempo che impalpabilmente, senza tanti discorsi, l’unica terra a cui potevo esser certa di tornare era questa, pur non avendovi mai risieduto.

Qui si tornava sempre, sebbene da qui sempre si ripartisse. Lentamente ho scoperto la nostalgia di mio padre per questi posti; e l’ho conosciuta come una nostalgia sottile e senza fondo. Sebbene non fosse così invincibile da non potere ogni volta andarsene  …

All’opposto, invece, Giovanna mi pare esser “andata via” pur senza muoversi di molto da questi luoghi: è nata ad Avola, è vissuta a Siracusa, in poco più di 20 km tutta la sua lunga esistenza. Si potrebbe dire, in senso stretto, che non ha fatto molta strada!

Eppure, man mano che l’osservavo vivere – e ancor più negli ultimi anni, quando la sorte ci ha regalato un avvicinamento e una reciproca conoscenza molto intensi e preziosi – ho avuto l’impressione che le sue molte trasformazioni e le molte imprese ideate e spesso portate a compimento fossero come tante “partenze”, come un suo frequente “andar via”: via da realtà già note, da sentieri  già battuti, alla ricerca di nuovi territori da abitare. Non parlo solo delle varie ”imprese” concrete e fattuali, ma anche e soprattutto del suo declinare l’essere donna “al singolare”, in un periodo storico e in un contesto culturale e familiare di provenienza che certo non favorivano un’ evoluzione simile a quella che andava realizzando.

A proposito di contesto “familiare”, vorrei ora portare una seconda riflessione. Con l’aiuto di un po’ di analisi grammaticale (e ogni riferimento a fatti e persone realmente esistite – professoresse di lettere incluse! – è puramente casuale ….), mi trovo a constatare che il termine “familiare” può aver valore sia di sostantivo che di aggettivo.  Noi tutti, per il semplice fatto che nasciamo, abbiamo dei Familiari, ma … non tutti i Familiari ci sono necessariamente “familiari”, e tanto meno nello stesso modo o con identica intensità.

Come ci si può trovare a percepire questa trasformazione di senso, quando e se accade di transitare dal sostantivo all’aggettivo? Mi pare che questo passaggio possa avvenire dedicandosi tempo e occasioni: “familiare”, come aggettivo, è ciò che si frequenta, ciò che si impara a conoscere e da cui  si accetta di farsi conoscere, ciò che diventa noto, e tuttavia sufficientemente amabile, con le sue ombre e le sue luci. E’ in gioco il passaggio da “Familiare” come dato di fatto a “familiare” come costruzione di relazione e di senso.

Ho l’ impressione che con la zia Giovanna sia successo qualcosa del genere: da “un familiare” mi è potuta cioè diventare “familiare”. Certo, suo fratello, mio padre, è stato quasi sempre tra noi, perché in una sorta di gioco degli specchi incontrando lei io incontravo un po’ mio padre, e mi pare che anche a lei accadesse qualcosa di reciprocamente analogo. Del resto, proprio come quando ci sono di mezzo gli specchi, con tutte le loro rifrazioni possibili, pare che un incontro sia allo stesso tempo impedito, e bizzarramente pure concesso.

A concludere, devo fare una piccola precisazione: non sono venuta oggi a Siracusa espressamente per questa occasione della consegna delle borse di studio intitolate a Giovanna Midolo.  Questo weekend di novembre in Sicilia, così come molti altri lungo il corso degli anni, era già in programma per me, anche se naturalmente ho còlto volentieri l’occasione per essere ora qui; tuttavia, soprattutto per chi è partito, così come per chi non se ne è mai andato dalla Sicilia, è proprio qui che torno sempre.

Annamaria Midolo

Siracusa, 27 novembre 2015